venerdì 8 gennaio 2016

Palermo strage famiglia Agostino: Finalmente la giustizia è alle porte

    Finalmente la giustizia è alle porte. il nostro caro amico Vincenzo Agostino ha diritto con la sua famiglia di conoscere ogni aspetto della morte di suo figlio Nino e di sua nuora che per lunghi anni è stato taciuto vergognosamente.
    Quando la criminalità organizzata vuole colpire un investigatore onesto, è capace di farlo anche dall'interno delle istituzioni per il tramite di pezzi corrotti.

    Alla Famiglia Agostino e a Vincenzo tutta la nostra vicinanza, sostegno e affetto.

    Mafia, il pentito Lo Forte: "faccia da mostro" partecipò All'omicidio Agostino


    Ed ecco il colpo di scena in udienza: "Madonia e Scotto hanno agito con Giovanni Aiello, che subito dopo l'omicidio aiutò i due a distruggere la moto usata e a farli scappare a bordo di un'auto 'pulita' per non destare sospetti". Sempre secondo il pentito Lo Forte, l'omicidio di Nino Agostino, "venne deciso per fare un favore a importanti funzionari di Polizia", ma non ha saputo specificare chi fossero i funzionari infedeli. Lo Forte ha, quindi, descritto tutto il contesto dei rapporti "di conoscenza tra Aiello e Gaetano Scotto, fin dagli anni Ottanta". Ha, inoltre, sostenuto, di conoscerlo "personalmente perché gli fornivo la cocaina, mentre era ai Servizi segreti". Nell'udienza dell'incidente probatorio, i pm Di Matteo, Del Bene e Tartaglia hanno depositato la richiesta di confronto tra Aiello e la pentita Giovanna Galatolo. Quest'ultima lo avrebbe riconosciuto nelle foto come "uno dei frequentatori di vicolo Pipitone", all'Acquasanta.

    Depositato, inoltre, il verbale del 9 dicembre 2014 nel corso del quale il pentito Vito Galatolo, fratello di Giovanna Galatolo, indica "faccia da mostro" come "un soggetto visto più volte a vicolo Pipitone, anche in occasione della presenza di boss latitanti". Ha anche ribadito di avere visto "in vicolo Pipitone Bruno Contrada", l'ex 007 condannato per concorso esterno in associazione mafiosa "e l'avvocato Marco Clementi", fino a pochi giorni fa difensore dell'indagato Antonino Madonia. Da ieri ha rinunciato al mandato. Madonia è difeso dall'avvocato Vincenzo Giambruno. L'altro indagato, Gaetano Scotto è difeso dell'avvocato Giuseppe Scozzola. Mentre le parti civili, i genitori e le sorelle di Agostino, sono rappresentati dall'avvocato Fabio Repici.

    Dichiarazioni, quelle di Lo Forte, arrivate in ritardo "per paura", come detto dallo stesso pentito di mafia. "Avevo paura di parlare di Gaetano Scotto - ha spiegato - perché so che aveva rapporti con i servizi segreti". L'omicidio di Nino Agostino e la moglie Ida Castelluccio, è ormai diventato il simbolo dei misteri di Palermo. Furono trucidati il pomeriggio del 5 agosto 1989, a Villagrazia di Carini, alle porte di Palermo. Poi, i due killer sulla moto scomparvero. E di loro non si è saputo più nulla. Fino a quando, alcuni anni fa, il pentito Vito Lo Forte ha fatto due nomi. Quello di Antonino Madonia, all'epoca uno dei sicari più fidati di Totò Riina, rampollo del capomafia di Resuttana. E quello di Gaetano Scotto, un imprenditore dell'Arenella ritenuto vicino a strani ambienti dei servizi segreti. Giovanni Aiello è, invece, l'ex poliziotto della Squadra mobile di Palermo sospettato di essere 'faccia da mostro', l'agente infedele che, secondo alcuni pentiti, sarebbe stato al centro di una lunga stagione di delitti eccellenti.

    Non sono mancati i misteri attorno a questo duplice omicidio. La notte della morte di Antonino Agostino e della moglie, alcuni ignoti "uomini dello Stato" riuscirono ad entrare nell'abitazione dei coniugi defunti e fecero sparire degli appunti che riguardavano delle importanti indagini che stava conducendo Agostino. Ai funerali di Antonino Agostino e Ida Castelluccio, tenutisi il 10 agosto 1989, erano presenti i giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Lo stesso Falcone disse ad un amico commissario, pure presente al funerale: "Io a quel ragazzo gli devo la vita". Il poliziotto stava indagando infatti sul fallito attentato dell'Addaura. Il 21 giugno 1989 alcuni agenti di scorta trovarono su una spiaggia dell'Addaura un borsone contenente cinquantotto candelotti di tritolo. In quella stessa spiaggia si trovava la villa di Giovanni Falcone, obiettivo del fallito attentato.

    Nel 2009 il collaboratore di giustizia Vito Lo Forte dichiarò che Agostino, insieme con il collega Emanuele Piazza, anch'egli agente del Sisde, si trovava nei pressi dell'Addaura la mattina del 20 giugno 1989, il giorno prima del fallito attentato a Falcone e "riuscirono ad impedire che l'attentato si compiesse, fingendosi sommozzatori e rendendo inoffensivo l'ordigno nelle ore notturne antecedenti al ritrovamento". Tuttavia nel 2011 il pool di periti nominati dal gip di
    Caltanissetta Lirio Conti ha stabilito che il Dna delle cellule epiteliali, estratte dalla muta subacquea e dal borsone ritrovati sul luogo del fallito attentato, non erano compatibili con quelle di Agostino e Piazza, smentendo così le dichiarazioni di Lo Forte. Il padre di Antonino Agostino, Vincenzo, non taglia la barba da quel 5 agosto 1989, alla ricerca di giustizia per la morte del figlio e della nuora incinta. L'incidente probatorio è stato rinviato al 19 gennaio 2016.

    FONTE: Repubblica Palermo. http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/11/26/news/mafia_il_pentito_lo_forte_faccia_da_mostro_partecipo_all_omicidio_agostino-128211012/

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